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La sclerosi multipla

La sclerosi multipla (SM) è una malattia autoimmune neurodegenerativa. È una patologia complessa, caratterizzata dalla diffusione di lesioni infiammatorie nel sistema nervoso centrale (SNC).
Chiamata anche sclerosi a placche, sclerosi disseminata o polisclerosi, prende il nome dalle lesioni che si formano nella materia bianca del midollo spinale e del cervello (per sclerosi si intendono appunto le cicatrici, dette anche placche). [1] [3]
È una malattia cronica, attualmente incurabile. Può essere considerata il prototipo della malattia infiammatoria autoimmune del sistema nervoso centrale ed è potenzialmente la causa più comune di disabilità neurologica nei giovani adulti.
La sclerosi multipla sta aumentando di incidenza e prevalenza a livello globale, anche nelle aree geografiche dove era più rara. [3]
Il meccanismo con cui la malattia si manifesta è stato ben compreso, ma l’esatta causa è ancora sconosciuta. Una grande quantità di prove suggerisce che alla base dell’infiammazione e della neurodegenerazione ci sia una complessa relazione tra predisposizione genetica e fattori ambientali, ipotizzati e oggetto di studio, come ad esempio carenze o squilibri nutrizionali e coinvolgimento di risposte ad agenti virali. [4]
La malattia colpisce l’assone cioè la parte del neurone a forma di fibra allungata attraverso la quale vengono trasmessi gli impulsi elettrici. Gli assoni sono rivestiti dalla guaina mielinica, una sostanza isolante che ha la stessa struttura fosfolipidica delle membrane cellulari.
Nella malattia, a causa di un processo autoimmune, le difese immunitarie del paziente stesso attaccano e danneggiano gli oligodendrociti, le cellule deputate alla sintesi della mielina ed al mantenimento del buono stato delle guaine mieliniche; quando ciò accade, gli assoni non sono più in grado di trasmettere efficacemente i segnali elettrici e si genera una perdita progressiva delle funzioni neuronali, che determinano disabilità più o meno importante. [4]
I segni neurologici si presentano con remissioni e esacerbazioni e la patologia può manifestarsi in forma più o meno grave a seconda della localizzazione delle aree demielinizzate. La forma più comune, che colpisce circa l’85% delle persone con SM è quella recidivante-remittente, caratterizzata da attacchi acuti discreti, seguiti da periodi di remissione. La forma più grave è quella progressiva, che può portare fino alla disabilità fisica e cognitiva. [5]
La patologia è caratterizzata da una eterogeneità di sintomi di tipo motorio e sensitivo che possono essere correlati direttamente al danno neuronale oppure essere espressioni di comorbilità spesso presenti. Tra i sintomi direttamente correlati alla sclerosi, la spasticità è quello più problematico. [6][3]
Tra gli altri sintomi, sono prevalentemente presenti debolezza degli arti, affaticamento, aumento involontario del tono muscolare o rapide contrazioni muscolari, tremore e atassia, dolore, nevralgie, nevralgia del trigemino, decadimento cognitivo, disturbi a carico del sistema visivo, disfagia, disartria, convulsioni, vertigini, disordini del sonno, gambe senza riposo, disturbi urogenitali come disfunzione di svuotamento, disfunzione intestinale con stipsi, aumento della temperatura corporea.
La variabilità dei sintomi e la forma di sclerosi impone un trattamento personalizzato, in grado di gestire tutti quelli presenti e che incidono negativamente sulla qualità della vita del singolo paziente. [7] La prognosi è difficile da prevedere e dipende dai molti fattori coinvolti. [8]
La sclerosi multipla attualmente non ha una cura nota.
Nonostante negli ultimi anni si siano registrati progressi significativi nella terapia farmacologica, nessuno dei trattamenti attualmente disponibili blocca la progressione della malattia, cura i sintomi o agisce sulla causa in maniera preventiva.
I diversi trattamenti in uso, costituiti da immunomodulatori e immunosoppressivi, come ad steroidi, interferone e anticorpi monoclonali ecc., si sono dimostrati utili nel rallentare la progressione della malattia e nel ridurre i tassi di recidiva, ma l’ efficacia clinica e il rapporto rischio-beneficio non sono ancora ottimali a causa della possibilità elevata di reazioni avverse gravi. [9]
L’uso di cannabis nella pratica clinica è stato storicamente ostacolato dalla legge, per la natura psicoattiva del Δ 9 -THC, ma è temuto anche dai potenziali utilizzatori che ne enfatizzano gli effetti collaterali come il deterioramento cognitivo, la psicosi, la disforia e l’ansia. Secondo un’indagine però, sembra che una percentuale di pazienti compresa tra il 20 e il 60% sarebbe favorevole alla sua legalizzazione, in presenza di maggiori prove scientifiche. [10]
Coloro che usano la Cannabis la trovano utile per la gestione di tutti quei sintomi che nel complesso alterano pesantemente la qualità della loro vita e che sono resistenti ai farmaci tradizionali: in primis spasmi muscolari diffusi e dolori, ma anche disturbi del sonno, ansia, depressione, convulsioni, disturbi urinari ecc. il cui trattamento richiede l’utilizzo di ulteriori farmaci, anch’essi non di facile gestione e con effetti collaterali.
Gli studi sulla cannabis nella sclerosi multipla, attualmente, seguono due direzioni: la valutazione dei cannabinoidi come possibili trattamenti sintomatici e la loro valutazione come eventuali trattamenti di base, considerando le potenzialità neuroprotettive che stanno emergendo dalla recente letteratura scientifica.
Diverse ricerche evidenziano che i cannabinoidi hanno proprietà immunomodulatorie e immunosoppressive e suggeriscono che questi farmaci abbiano potenzialità terapeutiche anche nelle malattie infiammatorie croniche. (Klein 2005) [13]
Alcuni autori hanno proposto recentemente i recettori dei cannabinoidi come bersagli terapeutici per malattie autoimmuni, inclusa la SM. [11]
La ricerca sulla cannabis è partita agli inizi degli anni ’70, in seguito ai vari racconti aneddotici dei benefici che i pazienti con SM ottenevano fumando marijuana. [12]
Le molteplici pubblicazioni, che hanno analizzato il ruolo della Cannabis nel trattamento dei sintomi della Sclerosi Multipla, hanno indagato prevalentemente il ruolo del THC e della combinazione di CBD + THC. I risultati incoraggianti sulla spasticità e sul dolore hanno spinto molti Stati ad autorizzare le terapie a base di Cannabis per trattare questa patologia ed hanno portato all’ approvazione del Sativex per il trattamento della spasticità e del dolore.
Attualmente gli studi si stanno concentrando sulle proprietà immunomodulanti riconosciute ai cannabinoidi e soprattutto sul potenziale ruolo del CBD in monoterapia.
Il ruolo del CBD finora è stato trascurato in questa patologia, nonostante le note proprietà antinfiammatorie, immunoprotettive, neuroprotettive e l’ottima tollerabilità alle dosi elevate, dimostrate nelle patologie cerebrali neurodegenerative, già oggetto di ricerca.
I recenti studi  sull’argomento danno risultati contrastanti quando sono condotti su modelli animali di patologia demielinizzante (EAE) e quando sono studi clinici sulla SM. Di questo ci parla una interessante review, che si propone essere di revisione e critica.I ricercatori ritengono che i pochi studi clinici sull’uomo siano stati condotti con criteri inadeguati a dare una valutazione attendibile.

Essi hanno attribuito questa incoerenza alla breve durata degli studi sull’uomo e all’inadeguatezza sia  delle dosi utilizzate che degli obiettivi della ricerca. Sostengono che uno studio adeguato, mirato ad una corretta valutazione del ruolo del CBD nella Sclerosi debba essere impostato all’osservazione e al monitoraggio dei principali meccanismi cellulari e molecolari coinvolti nella sua patogenesi e nella sua progressione. Si augurano, che date le premesse promettenti, vengano avviati con urgenza studi clinici ben progettati[13] Tutti i dati pubblicati, presi nel loro insieme, suggeriscono che  il CBD, grazie agli importanti effetti antinfiammatori e immunosoppressivi dimostrati , potrebbe rappresentare un significativo potenziale trattamento terapeutico della SM, patologia nella quale la componente infiammatoria autoimmune gioca un ruolo chiave sia  nell’insorgenza e che nella progressione; essa è la conseguenza dell’attacco alla mielina da parte dei  linfociti T autoreattivi , migrati dai vasi sanguigni ai tessuti cerebrali.[13] [14] 

Nel contesto della EAE, è stato dimostrato che la mitigazione della patologia con il CBD deriva da molteplici sue proprietà, alcune note, altre messe in luce per la prima volta da questi studi, come la capacità di modulare l’espressione delle cellule MDSC, le cellule soppressive derivate da mieloidi, un particolare tipo di cellule immunitarie presenti nella SM. nel sistema immunitario.
Tra le attività di maggiore interesse nella sclerosi è’ stato confermato che il CBD, attraverso varie vie riesce a sopprimere la cascata infiammatoria riducendo il rilascio di citochine tra cui IL-17 e IFNγ, notoriamente coinvolti nelle risposte autoimmuni, riesce a ridurre l’ attivazione persistente dei macrofagi correlata con la morte degli oligodendrociti e con la demielinizzazione cronica, riesce a bloccare l’infiltrazione delle cellule T nel sistema nervoso centrale e riesce ad aumentare la presenza di MDSC.

Si è visto infatti, riguardo alla migrazione dei leucociti dal sangue al cervello, che nelle patologie demielinizzanti il passaggio delle cellule immunitarie attraverso la barriera emato-encefalica rappresenta un momento fondamentale per lo sviluppo della malattia e il suo blocco può costituire un approccio terapeutico molto potente. [17]
Per ciò che riguarda la modulazione dell’espressione delle MDSC, messa in luce per la prima volta da queste ricerche, si è visto che il CBD è capace di indurre le MDSC anti-infiammatorie determinando un miglior andamento della patologia. [23] La capacità del CBD di aumentare le MDSC fa ritenere che possa rappresentare una possibile nuova modalità terapeutica per trattare la SM e le altre malattie autoimmuni ,dove la loro diminuzione è messa in relazione con la progressione della malattia. [13]

I ricercatori concordano nell’affermare che il blocco della migrazione dei leucociti all’interno del SNC, associato alla  capacità di soppressione della cascata infiammatoria e alla neutralizzazione della persistente attività dei macrofagi sia in grado di proteggere l’integrità della guaina mielinica. [18] [15] [16] [18] [19] [20] [21] [22]
Poiché il CBD non è psicoattivo e la ricerca è libera, gli autori suggeriscono di implementare una ricerca condotta con criteri validi, perché il CBD per le proprietà dimostrate sui modelli animali, può costituire un ottimo candidato per il trattamento della SM e di altre malattie autoimmuni. [13]

[1] Clanet M, Jean-Martin Charcot. 1825 to 1893 (PDF), in Int MS J, vol. 15, n. 2, giugno 2008, pp. 59–61, PMID 18782501. URL consultato il 14 settembre 2012 (archiviato dall’url originale il 30 marzo 2019).
[2] Charcot, J., Histologie de la sclerose en plaques, in Gazette des hopitaux, Paris, vol. 41, 1868, pp. 554–5
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[3]Oh J, Vidal-Jordana A, Montalban X. Multiple sclerosis: clinical aspects Curr Opin Neurol. 2018 Dec;31(6):752-759
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[5] Aggiornamento sulla sclerosi multipla Clyde E Markowitz 1 PMID: 24494618.[6]Lublin FD, Reingold SC, Defining the clinical course of multiple sclerosis: results of an international survey. National Multiple Sclerosis Society (USA) Advisory Committee on Clinical Trials of New Agents in Multiple Sclerosis, in Neurology, vol. 46, n. 4, aprile 1996, pp. 907–11, PMID [6]Ther Adv Neurol Disord. maggio 2011; 4(3): 139–168.doi: 10.1177/1756285611403646 PMCID: PMC3105633 PMID: 21694816
Symptomatic therapy in multiple sclerosis: a review for a multimodal approach in clinical practice João Carlos Correia de Sa – Laura Airas- Emmanuel Bartolomeo -Nikolaos Grigoriadis -Heinrich Mattle -Celia Oreja-Guevara -Jonathan -Finn Sellebjerg -Bruno -Karl Vass -Agata Walczak-Heinz Wiendl -Bernd C. Kieseieù
[7]old R, Hartung HP.Towards individualised multiple-sclerosis therapy.Lancet Neurol. 2005 Nov;4(11):693-4
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[23] Cannabidiol Attenuates Experimental Autoimmune Encephalomyelitis Model of Multiple Sclerosis Through Induction of Myeloid-Derived Suppressor Cells
imageDavid M. Elliott, imageNarendra Singh, imageMitzi Nagarkatti and imagePrakash S. Nagarkatti* Department of Pathology, Microbiology and Immunology, University of South Carolina School of Medicine, Columbia, SC, United Sta