Parkinson

CBD E MORBO DI PARKINSON
Negli ultimi 10 anni c’è stato un notevole aumento della popolarità della Cannabis e del suo consumo in quelle patologie croniche dove i trattamenti terapeutici
convenzionali non rispondono alle aspettative dei pazienti nel migliorare la propria qualità della vita . I benefici riconosciuti sono tanti, sul tremore, sul dolore
spastico e nella gestione dell’ansia ed hanno indotto sempre più associazioni di pazienti ad auspicarsi che aumentino gli studi clinici, soprattutto quelli condotti con
i criteri scientifici validi per il riconoscimento dell’ utilizzo nella loro specifica patologia.
Anche per il Parkinson, al beneficio riconosciuto dagli utilizzatori, non sempre corrispondono le conclusioni degli studi pubblicati. Questi in realtà sono pochi e
con pochi numeri, per la difficoltà di studiare liberamente una pianta che è considerata stupefacente.
Secondo diversi studi (alcuni indicati  di seguito)  condotti in Brasile, Israele, Cecoslovacchia, Spagna ed Italia da team indipendenti, il trattamento a base di
cannabidiolo CBD può migliorare la qualità della vita dei malati di Parkinson. Alcuni studi condotti su animali confermerebbero inoltre che i composti della Cannabis hanno la capacità di rallentare la progressione della malattia di Parkinson e di altre malattie neurodegenerative.. leggi di più

Indagine sull’uso di cannabis nella malattia di Parkinson: miglioramento soggettivo dei sintomi motori

Katerina Venderová 1, Evzen Růzicka , Viktor Vorísek , Peter Visnovský
PMID: 15372606 DOI: 10.1002/mds.20111 CREARE COLLEGAMENTO 

Lo studio del 2004 valuta i risultato di un questionario anonimo inviato a tutti i pazienti che frequentano il Centro per i disturbi del movimento di Praga ha
rivelato che il 25% di 339 intervistati aveva assunto cannabis e il 45,9% di questi ha descritto una qualche forma di beneficio.

Cannabis e suoi derivati per l’uso dei sintomi motori nella malattia di Parkinson: una revisione sistematica e una meta-analisi Susan J
Thanabalasingam 1, Brandan Ranjith 2, Robyn Jackson 1, Don Thiwanka Wijeratne 3 CREARE COLLEGAMENTO 
Questo studio del 2021 affronta la questione dello studio della cannabis facilitato laddove le leggi sono più permissive.
Si tratta di una metanalisi che si propone di rivedere sistematicamente la letteratura relativa all’uso della cannabis nei pazienti affetti da morbo di Parkinson. Le
conclusioni affermano che sebbene gli studi osservazionali stabiliscano un’attenuazione soggettiva dei sintomi,cosa che ha fatto aumentare la richiesta di
Cannabis Medica da parte dei pazienti, tuttavia non ci sono prove sufficienti per supportare la sua integrazione nella pratica clinica per il trattamento dei
sintomi motori, principalmente per mancanza di dati di buona qualità. 

Cannabidiolo come bersaglio terapeutico: prove della sua funzione neuroprotettiva e neuromodulatoria nella malattia di Parkinson
Felipe Patricio 1, Alan Axel Morales-Andrade 1, Aleidy Patricio-Martínez 1 2, Ilhuicamina Daniel Limón 1
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PMID: 33384602 ID PMC: PMC7770114 DOI: 10.3389/ffar.2020.595635
Articolo PMC gratuito
PMID: 33384602 ID PMC: PMC7770114 DOI: 10.3389/ffar.2020.595635 …leggi di più ( CREARE COLLEGAMENTO)
E’ uno studio del 2020 , molto interessante. Ribadisce l’informazione che la cannabis è stata usata dall’antichità nei vari disturbi del Sistema Nervoso Centrale
e che lo studio del Sistema Endocannabinoide inizia a fornirci delle spiegazioni sui meccanismi con cui i composti della cannabiis e il CBD in particolare
svolgono la loro attività nella riduzione dei disturbi del movimento caratteristici del morbo di Parkinson e delle discinesie da Levodopa, il farmaco di elezione per questa patologia provoca un tipo di discinesie a lungo termine( le discinesie indotte da l-DOPA o LID)

Lo studio afferma che il cannabidiolo (CBD), fitocannabinoide non psicotropo, ha dimostrato di avere effetti compensatori sia sull’ECS che come neuromodulatore e neuroprotettore e che la sua attività si esprime attraverso la modulazione dei recettori CB1, CB2 e TRPV-1.
Dalla revisione degli studi è emerso che il CBD attiva anche i recettori PPARγ, GPR55, GPR3, GPR6, GPR12 e GPR18, causando una varietà di effetti
biochimici, molecolari e comportamentali a causa dell’ampia gamma di recettori che attiva nel SNC e conclude dato il basso numero di alternative di
trattamento farmacologico per il morbo di Parkinson attualmente disponibili, la ricerca di molecole con il potenziale terapeutico per migliorare la comunicazione
neuronale è cruciale.

L’evidenza bibliografica mostrata nella presente recensione suggerisce l’utilità clinica del CBD per il trattamento sia delle LID che dei sintomi motori del MPRBO DI PARKINSON, nonché gli effetti neuromodulatori, neuroprotettivi e antidiscinetici del CBD in modelli animali . Inoltre, le prove mostrate su i meccanismi farmacologici e le interazioni molecolari del CBD i  con vari recettori menzionati, possono spiegare l’ampia gamma di utilità terapeutiche in vari disturbi neurologici.

Nonostante i risultati promettenti, per la farmacologia, del CBD, rimangono incognite su dosaggi e meccanismi d’azione. Tuttavia, si afferma il ruolo essenziale del CBD come antiossidante e antinfiammatorio, in quanto questi processi sono importanti nella patogenesi della Malattia di Parkinson.