Morbo di Parkinson

CBD E MORBO DI PARKINSON IN FONDO CANNABISCIENZA
La Malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa. I sintomi motori tipici sono il risultato della morte delle cellule della substantia nigra, area cerebrale legata al movimento e deputata alla sintesi e al rilascio di dopamina. La morte di tali cellule è dovute alla diffusione in quest’area dei corpi di Lewy, aggregati proteici costituiti da molecole di α-sinucleina. La causa che porta alla genesi di tale fenomeno è sconosciuta, ma sembrerebbe avere un’origine epigenetica legata all’influenza di fattori di rischio, ancora sconosciuti, sulle predisposizioni genetiche personali. Inizialmente i sintomi sono essenzialmente di tipo motorio , caratterizzati da tremori, rigidità, lentezza nei movimenti e difficoltà a camminare. In seguito possono insorgere problemi cognitivi e comportamentali e ,a volte, demenza, per lo più nelle fasi avanzate. Si conoscono anche casi a prognosi più grave, dove la demenza ha un esordio precoce ]1[[2]
Molte persone affette da Parkinson traggono benefico dai farmaci dopaminergici tradizionali, levodopa (L-dopa) o analoghi. Questi sono molto validi all’inizio della terapia ma perdono notevolmente di efficacia con il tempo e con l’uso cronico possono indurre movimenti involontari o discinesia da L-dopa o LID . Similmente gli agonisti dopaminergici e gli inibitori delle monoammino ossidasi (MAO) si sono dimostrati efficaci, ma con notevoli effetti collaterali.
Gli studi sul Sistema Endocannabinoide, grande regolatore dell’ omeostasi dell’intero organismo, e il chiarimento del meccanismo di azione dei principi attivi della cannabis, in particolare del CBD, hanno favorito la sua popolarità e il suo utilizzo in quelle patologie croniche, dove i trattamenti terapeutici convenzionali non rispondono alle aspettative dei pazienti, nel migliorare la qualità della propria vita .
Una risposta all’attività della cannabis, su questa patologia ,può provenire dall’osservazione che l’area dei gangli della base e del nucleo nigro striato, responsabili del movimento, presentano un’elevata espressione dei recettori degli endocannabinoidi; si sostiene che sia proprio un malfunzionamento del recettore endocannabinoide ad essere legato ai disturbi del movimento.
Anche per il Parkinson, gli studi scientifici sugli effetti della cannabis sono pochi e con pochi numeri, per la difficoltà di studiare liberamente una pianta che è considerata stupefacente e spesso, le conclusioni non coincidono con quanto osservato dai pazienti e dai medici che che la consigliano : entrambi riferiscono un miglioramento complessivo della qualità della vita, non solo del disturbo motorio. Molti degli studi pubblicati hanno indagato gli effetti della cannabis su tremore, rigidità, bradicinesia , instabilità posturale e nella gestione dell’ansia e ne hanno validato i benefici.
Secondo diversi studi condotti in Brasile, Israele, Cecoslovacchia, Spagna ed Italia da team indipendenti, il trattamento a base di cannabidiolo- CBD può migliorare la qualità della vita dei malati di Parkinson. In ognuno ha sempre prodotto qualche beneficio. Alcuni studi condotti su animali confermerebbero inoltre che i composti della Cannabis hanno la capacità di rallentare la progressione della malattia di Parkinson e di altre malattie neurodegenerative [3]
La difficoltà di studiare la cannabis non è uguale dappertutto, ma sono avvantaggiati gli Istituti che sono soggetti a leggi più permissive. Nel 2021 alcuni autori hanno rivisto sistematicamente la letteratura relativa all’uso della cannabis nei pazienti affetti da morbo di Parkinson ed hanno concluso che gli studi non sono riusciti a fornire dati di buona qualità per supportare la sua integrazione nella pratica clinica .[4]
Nella pratica, invece, la cannabis ha avuto un ruolo positivo , tanto da indurre sempre più associazioni di pazienti ad auspicarsi che aumentino gli studi clinici e soprattutto quelli condotti con i criteri scientifici validi, per il riconoscimento dell’ utilizzo nella loro specifica patologia.
Un interessante studio del 2020 ribadisce l’uso storico della cannabis nei vari disturbi del Sistema Nervoso Centrale, il ruolo del Sistema Endocannabinoide (ECS) ed i meccanismi con cui i composti della cannabis, il CBD in particolare, svolgono la loro attività nella riduzione dei disturbi del movimento, caratteristici del morbo di Parkinson e delle discinesie da Levodopa.
Anche questi autori osservano l’elevata espressione dei recettori endocannabinoidi (ECS) nei gangli della base e nel nucleo nigro striato e affermano che il cannabidiolo (CBD), fitocannabinoide non psicotropo, ha dimostrato di avere effetti compensatori sia sull’ECS che come neuromodulatore e neuroprotettore. Sembrerebbe che l’azione del CBD sia molto complessa per la sua capacità di la modulare l’espressione dei vari recettori : CB1, CB2, TRPV-1, PPARγ, GPR55, GPR3, GPR6, GPR12 e GPR18 e generare di conseguenza una varietà di effetti biochimici, molecolari e comportamentali. Lo studio conclude che dato il basso numero di alternative farmacologiche attualmente disponibili per il  trattamento del Morbo di Parkinson , è cruciale  la ricerca di molecole con potenziale terapeutico per migliorare la comunicazione neuronale.[5]

]1[1Jankovic J, Parkinson’s disease: clinical features and diagnosis, in J. Neurol. Neurosurg. Psychiatr., vol. 79, n. 4, aprile 2008, pp. 368–76, DOI:10.1136/jnnp.2007.131045, PMID 18344392.
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Cannabis e suoi derivati per l’uso dei sintomi motori nella malattia di Parkinson: una revisione sistematica e una meta-analisi Susan J
Thanabalasingam 1, Brandan Ranjith 2, Robyn Jackson 1, Don Thiwanka Wijeratne
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Cannabidiol as a Therapeutic Target: Evidence of its Neuroprotective and Neuromodulatory Function in Parkinson’s Disease

 

 

CANNABIS e PATOLOGIE CRONICHE

CANNABIS e MALATTIE CRONICHE

L’esperienza dei pazienti ha riconosciuto nella cannabis terapeutica un aiuto molto importante in tutte quelle patologie croniche che non rispondono efficacemente alle terapie convenzionali. Esse sono tante, così come gli studi a supporto .Tra le problematiche cliniche che beneficiano dell’impiego dei derivati della cannabis troviamo tante condizioni che, quando sono presenti cronicamente, interferiscono in maniera drammatica sulla qualità della vita di chi ne soffre.

La cannabis ad es. è in grado di regolare l’appetito e migliorare la gestione del peso nei disturbi della nutrizione in cui sono presenti inappetenza , nausea e vomito, che possono portare alla cachessia e peggiorare il quadro clinico dei pazienti neoplastici, in terapia con chemio e radio o nei pazienti con AIDS e nell’anoressia nervosa[1]  [2] 

Ha dimostrato il suo potenziale nelle malattie croniche intestinali, caratterizzate da dolori severi, disturbi dell’alvo e malassorbimento come IBS e Crohn e in alcune forme di ulcere gastriche [3 ]  [4] [5]

E’ in grado di controllare tutti i tipi do dolore severo non responsivo agli oppioide come il dolore neoplastico, il dolore muscolare di tipo spastico e quello da lesioni del midollo spinale; utile  nella fibromialgia e nella neuropatia diabetica , caratterizzate da dolori in cui antinfiammatori, cortisonici e oppioidi sono insufficienti.[3] [5] [6];

E’ utilizzata con buoni risultati nei tic motori e verbali caratteristici della Sindrome di La Tourette e apporta beneficio in tutte le patologie neurodegenerative come Sclerosi Multipla , SLA, Alzheimer, Morbo di Parkinson e di Huntington.[7][8][9];nell’ epilessia severa non responsiva ai farmaci [10][11][12]; negli esiti di ictus [13][14];

nel dolore osseo tipico dell’osteoporosi dove favorirebbe anche la guarigione dalle fratture , grazie alle proprietà che il CBD sembra avere sullo stimolo della sintesi del collagene.[15][16][17]; nelle problematiche oculari cronico-degenerative come degenerazione maculare , retinite diabetica, uveoretinite. e glaucoma [18]; nelle patologie dermatologiche cronico ereditarie di difficile gestione come psoriasi e dermatite atopica [19][21][22];

nel diabete e nell’ obesità[23][24][25][26][27][28][29][30][31][32][33];  nei disturbi del sonno, nell’ansia, depressione e nel disturbo da stress post traumatico.[34][35][36][37][38][39][40]

LETTERATURA

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LA TOURRETTE e i DISTURBI OSSESSIVO COMPULSIVI

SINDROME DI TOURRETTE

La Sindrome di Tourette è un disturbo neurologico che identifica un quadro comportamentale caratterizzato da tic motori e vocali di durata e frequenza variabili, che si verificano da più di 1 anno ,iniziano a comparire prima dei 18 anni e non sono causati dall’uso di una sostanza o da altre condizioni mediche. La gravità dei sintomi varia molto tra i soggetti e le meno importanti possono anche passare inosservate. Man mano che i pazienti invecchiano, possono notare che i loro tic si presentano meno spesso. La Sindrome appartiene al gruppo dei Disturbi da tic, condizioni neurologiche ad esordio infantile, insieme al Disturbo Persistente da tic Motorio o Vocale e al Disturbo Provvisorio da Tic che si distinguono in base ai tipi di tic presenti ( motori, vocali/fonici o entrambi ) e alla durata della loro presenza .Sebbene la sindrome sia la più grave espressione dei vari disordini correlati ai tic, la maggior parte dei casi appare di lieve entità..La gravità dei sintomi varia molto tra i soggetti e le meno importanti possono anche passare inosservate.
I tic motori sono rappresentati da movimenti improvvisi, ripetitivi e non ritmici e possono essere semplici: smorfie, torsioni facciali , saltelli ,contorsioni, toccamenti o annusamenti oppure complessi e autolesionistici: mordersi le labbra, colpirsi, colpire il proprio viso, pizzicarsi la pelle, sbattere la testa e tagliarsi, fino ad epiloghi drammatici.
I tic fonici o verbali sono rappresentati da suoni tra cui emissione di grugniti ,ripetizione di parole o frasi di altri ( ecolalia) , urla, frasi socialmente sconvenienti e parolacce ( coprolalia)
Alcuni tic sono preceduti da un impulso impulso premonitore, una sensazione nel gruppo muscolare interessato alla contrattura, che i pazienti non possono controllare, pena l’ aumenta dello stress e il peggioraramento dei tic.
In molte persone con TS sono presenti contemporaneamente problemi neurocomportamentali che spesso causano più danni rispetto ai tic stessi perché possono mantenersi, anche quando la Sindrome migliora, con l’avanzare dell’età. Sono condizioni spesso secondarie , peggiorative del quadro clinico del paziente ed è fondamentale identificarle correttamente e trattarle.
Le comorbilità più comuni includono:
il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) ,depressione, ansia, disturbi del sonno, problemi comportamentali e di controllo degli impulsi, difficoltà di apprendimento, comportamenti socialmente inappropriati al mantenimento delle relazioni , aggressività, rabbia; problemi di elaborazione sensoriale [1]
Tutti I farmaci usati per tratttare i sintomi di questi disturbi , così come i neurolettici , utilizzati per trattare i sintomi della Tourette, possono avere effetti collaterali significativi, incluso un aumento dei tic.
Al contrario, si è visto dagli studi, che la cannabis non solo è efficace, ma non ha alcun effetto negativo su attenzione, memoria visiva e verbale a breve termine, intelligenza, apprendimento verbale, capacità di interazione e concentrazione.
Vari studi riportano nel complesso un miglioramento della qualità della vita, la riduzione degli impulsi di tic , cosa non possibile con gli attuali trattamenti farmacologici, miglioramento della stabilità psicologica con minore impatto sulla socialità in genere.[2 [3]Le combinazione di THC e CBD possono sperimentare una riduzione più significativa della frequenza e della gravità dei tic a causa dell’effetto entourage.Il CBD modera gli effetti psicoattivi del THC e migliora insonnia, ansia, aggressività e altri fattori scatenanti che stimolano i tic. in alcuni pazienti può anche aiutare a moderare i fattori che influenzano l’intensità dei tic .Si è visto anche che nei pazienti con TS contrariamente ai consumatori sani di cannabis, i trattamenti con THC hanno dimostrato un miglioramento sia della percezione visiva che della concentrazione [4]
Nella Sindrome sarebbero coinvolti i gangli della base , stutture cerebrali responsabile del movimento motorio volontario ricchi di recettori endocannabinoidi CB1 .Questo potrebbe aiutare a spiegare i benefici della cannabis nel ridurre i tic e nel tenere sotto controllo i problemi emotivi che accompagnano questa condizione.[5]
.[1] Treatment of Gilles de la Tourette Syndrome with Cannabis-Based Medicine: Results from a Retrospective Analysis and Online Survey
Leonie M Milosev 1, Nikolas Psathakis 1, Natalia Szejko 2 3, Ewgeni Jakubovski 1, Kirsten R Müller-Vahl 1
[2] Delta 9-Tetrahydrocannabinol (THC) is Effective in the Treatment of Tics in Tourette Syndrome: a 6-Week Randomized Trial
Kirsten R. Müller-Vahl, MD; Udo Schneider, MD; Heidrun Prevedel, Karen Theloe, Hans [3]
[3]Speechlessness in Gilles de la Tourette Syndrome: Cannabis-Based Medicines Improve Severe Vocal Blocking Tics in Two Patients https://doi.org/10.3390/ijms18081739
by Ewgeni Jakubovski * andKirsten Müller-Vahl
[4] J Neurol Neurosurg Psychiatry. 2001 Feb; 70(2): 192–197.
doi: 10.1136/jnnp.70.2.192PMCID: PMC1737213PMID: 11160467
Decreased sleep quality and increased sleep related movements in patients with Tourette’s syndrome
S Cohrs, T Rasch, S Altmeyer, J Kinkelbur, T Kostanecka, A Rothenberger, E Ruther, and G Hajak
[5] Cannabinoids: possible role in patho-physiology and therapy of Gilles de la Tourette syndrome

 

 

Cancro

CANCRO E CANNABIS : ruolo delle Terapie integrate
Il cancro è una malattia sempre esistita, come testimoniano i reperti archeologici,. ma può essere considerato l’epidemia dei nostri giorni perché è strettamente legato alle trasformazioni che l’ambiente ha subito negli ultimi 50 anni e che influiscono in maniera epigenetica sulle predisposizioni personali.. È per tale ragione che quella che dovrebbe essere una patologia della terza età, legata prevalentemente alle mutazioni che si accumulano nel DNA con gli anni, si sta diffondendo anche tra le persone più giovani.
Per il momento sono la chemioterapia, la radioterapia e l’intervento chirurgico a dominare il panorama delle terapie contro il tumore, insieme ai farmaci biologici ed agli immunoterapici,  impiegati sempre più spesso sulla base delle caratteristiche biologiche espresse dal tumore.
Le esperienze dei medici che conoscono e praticano l’ Oncologia Integrata ci insegnano che queste terapie sono più efficaci e meglio sopportate se vengono integrate da un’alimentazione adeguata, in grado di controllare l’introito dei fattori di crescita e di incrementare la disintossicazione e se accompagnate  da cure complementari, la cui efficacia è documentata .
Anche il ruolo dei rimedi fitoterapici, tra i quali la cannabis in affiancamento alle terapie tradizionali,è documentato da pubblicazioni scientifiche, che ne dimostrano il meccanismo di azione e il profilo di sicurezza.
L’esperienza permette di affermare che il trattamento complementare vada iniziato il prima possibile per beneficiare del suo effetto sinergico.
La ricerca di A. Molassiotis (Annals of Oncology, 2005), condotta in 14 paesi dell’Unione Europea, riporta che dal 15% al 73% dei malati di tumore utilizza le medicine complementari , con una media di circa il 36%: le più diffuse sono la fitoterapia, seguita da integrazione nutrizionale e omeopatia. Esperienze di integrazione delle terapie e tecniche complementari in oncologia sono in corso da anni in centri internazionali d’eccellenza come il MD Anderson Cancer Center di Houston e il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York.
ATTIVITÀ DELLA CANNABIS IN ONCOLOGIA
Tra i fitoterapici studiati per il loro ruolo potenziale in oncologia, la cannabis occupa un posto di prestigio, supportata da una bibliografia sostanziosa.
La cannabis è stata utilizzata in medicina per migliaia di anni prima di essere considerata illegale.
I cannabinoidi e probabilmente anche i terpeni imitano gli effetti dei cannabinoidi endogeni (endocannabinoidi), attivando specifici recettori , trai quali i più conosciuti sono i CB1 e i CB2, ma anche i recettori TRPs, i recettori “orfani” GPR55, GPR18, GPR3,GPR6, i recettori nucleari PPARS ecc., presenti su tutte le cellule dell’ organismo.
Gli studi dimostrano che il fitocomplesso sia più attivo dei singoli cannabinoidi isolati e che l’attività non è legata solo ai cannabinoidi più famosi, ma è l’espressione della sinergia tra tutti i componenti chimici della pianta, compresi i cannabinoidi meno conosciuti come CBG e la cannabigerovarina CBGV ( effetto entourage) .[1]  [2][3]
La cannabis, in oncologia, viene utilizzata per il controllo dei sintomi più resistenti ai farmaci tradizionali, come il dolore spesso non responsivo agli oppioidi, la nausea e vomito che non rispondono ai comuni antiemetici; ha la proprietà di stimolare una risposta positiva da parte del sistema immunitario ed ha effetti antitumorali diretti.
Il controllo degli effetti collaterali delle terapie oncologiche (nausea, vomito, dolore, inappetenza) e’ di fondamentale importanza perchè permette di prevenire la cachessia neoplastica e portare a conclusione, nei tempi stabiliti, i programmi di cura, da cui dipendono i risultati [4]
La stessa Food and Drug Administration statunitense ha riconosciuto gli estratti efficaci nel contrastare i disturbi legati al cancro e agli effetti collaterali delle chemioterapie e riconosce loro proprietà antidolorifiche, antinfiammatorie, antinausea e di controllo dell’inappetenza.
Da anni la ricerca ha riconosciuto anche la capacità antitumorale dei cannabinodi e sta contribuendo a chiarire quali siano i meccanismi implicati nella sua complessa attività anti-tumorigena. Gli studi , in vitro e in vivo, su modelli animali di cancro umano e sull’uomo, hanno permesso l’individuazione degli indicatori molecolari delle pathway che riconducono all’arresto del ciclo cellulare, all’ apoptosi, all’ autofagia, alla neoangiogenesii e alla metastatizzazione, in cellule di vari tumori umani come glioma, linfoma, mammella, polmone, pancreas, fegato, vescica, bocca, intestino ecc.
Gli studi sull’argomento sono sempre più numerosi man mano che si aggiungono elementi che confermano le possibilità che la cannabis offre, soprattutto nei tumori più aggressivi e con poche risorse terapeutiche .[5][6][7]
Nel 2000 ・stato condotto il primo studio su un modello animale di Glioblastoma multiforme umano( GBM) , con risultati incoraggianti, tanto che lo stesso team di ricerca, guidato dal dottor Manuel Guzman, nel 2006 lo ha eseguito sull’uomo allo scopo di verificare gli effetti della somministrazione intracranica, tramite siringa, del chemioterapico Temozolamide insieme ad un cannabioide sintetico. [8][9]
Molti studi sono stati dedicati al cancro del seno ed hanno permesso di comprendere la particolarità dell’espressione del sistema endocannabinoide in questi tipi di tumore e la potenzialità dei derivati della cannabis anche nei tumori più difficili da trattare, come l’Erb2 sovraespresso e il triplo negativo; questi sono molto aggressivi e con tendenza a recidivare, nonostante l’uso di terapie specifiche,come il Trastuzumab.Gli studi hanno permesso di comprendere tra l’altro il ruolo dell’aumento dei recettori CB2 in questi tipi di cancro e l’utilità del CBD nei tumori a prognosi peggiore [10][12]
Sono tanti anche gli studi che hanno dimostrato l’utilità della cannabis nel tumore del polmone, un cancro molto aggressivo, che potrebbe beneficare del suo supporto in affiancamento alle terapie più innovative,avendo dimostrato anche in questo caso proprietà antitumorigene e antimetastatiche. [13]
Nel carcinoma della prostata , si è visto un aumento dell’espressione dei recettori CB2 ed è stata dimostrata l’azione di alcuni ceppi di cannabis, ricchi in CBD, nell’inibizione della vitalità cellulare e nel potenziamento degli effetti di bicalutamide e docetaxel cosomministrati.. E’ stato dimostrato inoltre che il CBD da solo ha ridotto le dimensioni del tumore ed ha indotto percorsi proapoptotici.[14]
L’attivazione del recettore dei cannabinoidi CB 2 induce inibizione della crescita e apoptosi in modelli di cancro del pancreas in vitro e in vivo e sembra abbia un ruolo anche nell’inibizione della propagazione del tumore agli organi adiacenti, come milza, fegato, diaframma, stomaco e intestino.[15]
Studi suggeriscono che THC e CBD siano in grado di inibire la crescita dei tumori della bocca, per loro natura altamente aggressivi [16]
I cannabinoidi inibiscono la crescita di linee cellulari di carcinoma epatico e inducono la morte cellulare per autofagia. Per questo carcinoma nello stadio avanzato, ci sono poche risorse terapeutiche ed anche se trattato è soggetto frequentemente a recidive.[17]

In uno studio italiano, il prof.Nabissi ed il suo gruppo di ricerca hanno testato il CBD nel mieloma multiplo (MM) insieme al carfilzomid ed hanno dimostrato che l’associazione offre un vantaggio ai pazienti [18]
L’associazione di cannabis e chemioterapici classici è stata indagata da da vari studi. Colture cellulari di tumori del pancreas, di glioma, dello stomaco, del polmone e del colon sono state studiate utilizzando una gamma di agenti antineoplastici, tra cui gemcitabina, temozolomide, paclitaxel e 5-fluorouracile. Il sinergismo nell’indurre la morte delle cellule tumorali è un risultato comune, che fa ben sperare per la possibilità di studi clinici sull’uomo in futuro. [19]

[1]  Scott et al., The combination of cannabidiol and Δ9-tetrahydrocannabinol Enhances the Anticancer Effects of Radiation in an Orthotopic Murine Glioma Model, Molecular Cancer Therapeutics, 2014).
[2]  Taming THC: potential cannabis synergy and phytocannabinoid-terpenoid entourage effects Br J Pharmacol. agosto 2011; 163(7): 1344–1364.doi: 10.1111/j.1476-5381.2011.01238. PMCID: PMC3165946 PMID: 21749363 Ethan B Russo
[3]  Kendall, David, and Stephen Alexander.Cannabinoid Pharmacology.
Vol. 80. Academic Press, 2017.
[4]  Cannabinoids in the Management of Intractable Chemotherapy-Induced Nausea and Vomiting and Cancer-Related Pain, R. Sutton, P. Daeninck, J. Support Oncol. Volume 4, Number 10 – November/December 2006)
[5]  Cannabinoidi come agenti terapeutici nel cancro: stato att
uale e implicazioni future di Chakravarti et al. del 2014 (Bandana Chakravarti, Janani Ravi and Ramesh K.Ganju, Oncotarget. 2014 Aug; 5(15): 5852–5872.).
[6]  Cannabinoids, endocannabinoids, and cancer (Hermanson DJ, Marnett LJ, Cancer Metastasis Rev. 2011 Dec;30(3-4):599-612)
[7]  The use of cannabinoids as anticancer agents (Velasco G, Hernández-Tiedra S, Dávila D, Lorente M, Prog Neuropsychopharmacol Biol Psychiatry. 2016 Jan 4;64:259-66)
[8]  Anti-tumoral action of cannabinoids: involvement of sustained ceramide accumulation and extracellular signal-regulated kinase activation, Nat Med. 2000 Mar;6(3):313-9).
[9]  A pilot clinical study of Δ9-tetrahydrocannabinol in patients with recurrent glA pilot clinical study of Δ9-tetrahydrocannabinol in patients with recurrent glioblastoma multiforme (M Guzmán, M J Duarte, C Blázquez, J Ravina, M C Rosa, I Galve-Roperh, C Sánchez, G Velasco & L González-Feria, British Journal of Cancer 95, 197–203 17 July 2006) Glioblastoma multiforme (M Guzmán, M J Duarte, C Blázquez, J Ravina, M C Rosa, I Galve-Roperh, C Sánchez, G Velasco & L González-Feria, British Journal of Cancer 95, 197–203 17 July 2006)
[10]  Cannabinoids In Cannabinoids reduce ErbB2-driven breast cancer progression through Akt inhibition (MM Caffarel, C Andradas, E Mira, E Pérez-Gómez, C Cerutti, G Moreno-Bueno, JM Flores, I García-Real, J Palacios, S Mañes, M Guzmán, C Sánchez Molecular Cancer 2010 9:196)
[11] McAllister et al., Cannabidiol as a novel inhibitor of Id-1 gene expression in aggressive breast cancer cells (Mol Cancer Ther. 2007 Nov;6(11):2921-7) … l
[12]  Anti-tumor activity of plant cannabinoids with emphasis on the effect of cannabidiol on human breast carcinoma (Ligresti A, Schiano Moriello A, Starowicz K, Matias I, Pisanti S, De Petrocellis L, Laezza C, Portella G, Bifulco M, Di Marzo V. J Pharmacol Exp Ther. 2006 May 25)
[13]   Δ9-Tetrahydrocannabinol inhibits epithelial growth factor-induced lung cancer cell migration in vitro as well as its growth and metastasis in vivo (A Preet, R K Gan & J E Groopman, Oncogene 27, 33946 10 January 2008)
[14]  Non-THC cannabinoids inhibit prostate carcinoma growth in vitro and in vivo: pro-apoptotic effects and underlying mechanisms (De Petrocellis L, Ligresti A, Schiano Moriello A, Iappelli M, Verde R, Stott CG, Cristino L, Orlando P, Di Marzo V, Br J Pharmacol. 2013 Jan;168(1):79-102) riporta che l’attivazione L, Orlando P, Di Marzo V, Br J Pharmacol. 2013 Jan;168(1):79-102)
[15]  Cannabinoids Induce Apoptosis of Pancreatic Tumor Cells via Endoplasmic Reticulum Stress–Related Genes (Arkaitz Carracedo, Meritxell Gironella, Mar Lorente, Stephane Garcia, Manuel Guzmán, Guillermo Velasco and Juan L. Iovanna Cancer Research July 2006)
[16]  Cannabinoids inhibit cellular respiration of human oral cancer cellsDonna A Whyte 1, Suleiman Al-Hammadi , Ghazala Balhaj , Oliver M Brown , Harvey S Penefsky , Abdul-Kader Souid(Whyte DA, Al-Hammadi S, Balhaj G, Brown OM, Penefsky HS, Souid AK, Pharmacology. 2010)
[17]  17 Anti-tumoral action of cannabinoids on hepatocellular carcinoma: role of AMPK-dependent activation of autophagy (Vara D, Salazar M, Olea-Herrero N, Guzmán M, Velasco G, Díaz-Laviada, Cell Death Differ. 2011)
[18]  cannabinoidi si uniscono con il carfilzomib, riducendo la vitalità e la migrazione delle cellule del mieloma multiplo Massimo Nabissi, Maria Beatrice Morelli, Massimo Offidani, Consuelo Amantini, Silvia Gentili, Alessandra Soriani, Claudio Cardinali, Pietro Leoni e Giorgio Santoni, Oncotarget 18 ottobre 2016…..
[19]  A user痴 guide to cannabinoid therapies in oncology (V. Maida e P.J. Daeninck, Curr Oncol. Dicembre 2016)

Finalità del Blog

lo scopo di questo blog è quello di fornire un contributo nel restituire lustro all’immagine di una pianta che ha subito un ingiusto ostracismo, anche  a danno della nostra salute, affinché possa essere riscoperta per le sue molteplici utilità. 

I mezzi di comunicazione di massa hanno rimpicciolito il nostro mondo, trasformandolo in una piazza virtuale in cui tutte le persone connesse possono trovare un confronto ed una risposta ai propri bisogni. Negli ultimi anni le  rivoluzioni culturali mondiali hanno coinvolto anche la realtà del mondo  cannabico attraverso la nascita, dal basso, di un movimento trasversale costituito da pazienti che utilizzano la cannabis come cura e da cui è partita una forte richiesta di rivalutazione dell’uso terapeutico suo e dei suoi derivati. In questa epoca mediatica in cui sono possibili condivisioni di esperienze in tempo reale tra malati di tutti i continenti, è difficile negare o sostenere il contrario di ciò che i malati sperimentano quotidianamente sulla propria pelle e sui benefici che sono sotto gli occhi di tutti.

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