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Morbo di Parkinson & Alzheimer

CBD e Morbo di Parkinson (PD)

Il Morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa progressiva, caratterizzata principalmente da alterazioni motorie, come acinesia, bradicinesia, tremori, instabilità posturale e rigidità. Sebbene l’eziologia del morbo di Parkinson sia ancora in gran parte sconosciuta , la sua fisiopatologia è caratterizzata dalla morte dei neuroni dopaminergici della substantia nigra del mesencefalo, all’interno si accumulano depositi di proteina alfa-sinucleina. Prove schiaccianti indicano che lo stress ossidativo ne sia il maggiore responsabile. [1][2]
Gli studi scientifici hanno dimostrato che il CBD è un promettente agente terapeutico e che possa avere un ruolo nella gestione di questa patologia e nella sua prevenzione.
Il CBD ha un’azione complessa, per la gran parte ancora da chiarire.
L’azione neuroprotettiva è legata alla sua attività antiossidante , che svolge con un meccanismo indipendente dal recettore cannabinoide. Si è visto che il CBD è stato in grado di ridurre significativamente la diminuzione dei livelli di dopamina negli animali danneggiati da sostanze neurotossiche. La sua attività si esplica tramite l’aumentare dei livelli di SOD, (enzima superossido dismutasi), uno dei principali antiossidanti prodotti dall’organismo. Con tale meccanismo il CBD è in grado di proteggere le cellule dal danno, di prevenire l’atrofia cellulare indotta dello stress ossidativo e di ripristinare l’atrofia cellulare.[3][4][5] Gli studi hanno anche osservato che i cannabinoidi agonisti di CB1 e CB2 non hanno ripristinato l’atrofia dei neuroni. Osservando queste conclusioni si può ritenere che il CBD eserciti un ruolo neuroprotettivo sui neuroni coinvolti nel Parkinson e confermano che il suo meccanismo sia indipendente dal recettore CB. [6] [7]


[1] Hirsch, E., Graybiel, AM, Agid, YA (1988). I neuroni dopaminergici melanizzati sono differenzialmente suscettibili alla degenerazione nella malattia di Parkinson. Natura 334, 345-348. doi: 10.1038/334345a0
[2] Aureli, C., Cassano, T., Masci, A., Francioso, A., Martire, S., Cocciolo, A., et al. (2014). Neurotossicità della 5-S-cisteinildopamina: influenza sull’espressione dell’α-sinucleina e dell’ERp57 in modelli cellulari e animali della malattia di Parkinson. J. Neurosci. Ris. 92, 347-358. doi: 10.1002/jnr.23318
[3]Fernández-Ruiz, J., Sagredo, O., Pazos, MR, García, C., Pertwee, R., Mechoulam, R. (2013). Cannabidiolo per i disturbi neurodegenerativi: nuove importanti applicazioni cliniche per questo fitocannabinoide? fr. J.Clin. Farmaco. 75, 323-333. doi: 10.1111/j.1365-2125.2012.04341.x
[4]Martinez, AA, Morgese, MG, Pisanu, A., Macheda, T., Paquette, MA, Seillier, A., et al. (2015). L’attivazione dei recettori PPAR gamma riduce le discinesie indotte dalla levodopa nei ratti lesi da 6-OHDA. Neurobiolo. Dis. 74, 295-304. doi: 10.1016/j.nbd.2014.11.024
[5] García-Arencibia, M., González, S., de Lago, E., Ramos, JA, Mechoulam, R., Fernández-Ruiz, J. (2007). Valutazione dell’effetto neuroprotettivo dei cannabinoidi in un modello murino di malattia di Parkinson: importanza delle proprietà antiossidanti e indipendenti dal recettore dei cannabinoidi. Cervello Ris. 1134, 162-170. doi: 10.1016/j.brainres.2006.11.063
[6] Sagredo, O., Ramos, JA, Decio, A., Mechoulam, R., Fernández-Ruiz, J. (2007). Il cannabidiolo ha ridotto l’atrofia striatale causata dall’acido 3-nitropropionico in vivo mediante meccanismi indipendenti dall’attivazione dei recettori cannabinoidi, vanilloidi TRPV1 e adenosina A2A. Euro. J. Neurosci. 26, 843–851. doi: 10.1111/j.1460-9568.2007.05717.x
[7] Celorrio, M., Rojo-Bustamante, E., Fernández-Suárez, D., Sáez, E., Estella-Hermoso de Mendoza, A., Müller, CE, et al. (2017). GPR55: un bersaglio terapeutico per il morbo di Parkinson? Neurofarmacologia 125, 319-332. doi: 10.1016/j.neuropharm.2017.08.017

 

CBD e Malattia di Alzheimer (AD)

L’Alzheimer è la forma più comune di demenza, che colpisce le persone anziane ed è caratterizzata dall’accumulo nel cervello di placche di sostanza beta amilode e da grovigli neurofibrillari [1] Sebbene la causa dell’AD non sia ancora chiara e sembri essere legata a una moltitudine di meccanismi, l’infiammazione tuttavia sembra svolgere un ruolo cruciale nella sua patogenesi. [2]
Le terapie attualmente disponibili danno benefici limitati [3][4] e pertanto c’è un’urgente necessità di nuovi trattamenti, in grado di rallentare la progressione della malattia e di prevenirne l’insorgenza.
Si è visto che il CBD migliora le alterazioni della memoria osservate in un compito di memoria spaziale .
Alcuni autori oltre a studiare le proprietà antiossidanti del CBD, nella patologia neurodegenarativa ne hanno studiato anche le proprietà antinfiammatorie ed hanno indagato i meccanismi complessi attraverso i quali esso ne riduce tutti i marcatori.
La sua attività si esplica interferendo con la cascata infiammatoria e proossidante [5] [6] [7] e con i meccanismi genetici che giocano un ruolo cruciale nella patogenesi dell’Alzheimer.[8]
I ricercatori hanno fornito prove del fatto che il CBD potrebbe essere un potenziale strumento farmacologico per il trattamento dei disturbi neurodegenerativi, con un eccellente profilo di sicurezza e tollerabilità. Secondo tali studi il CBD sarebbe un promettente agente terapeutico. [9][10] [11] [12] [13] [14[15]


[1] Querfurth, HW, La Ferla, FM (2010). Il morbo di Alzheimer. N inglese. J. Med. 362, 329-344. doi: 10.1056/NEJMra0909142
[2] Bronzuoli, MR, Facchinetti, R., Steardo, L., Jr., Romano, A., Stecca, C., Passarella, S., et al. (2018). La palmitoiletanolamide attenua l’astrogliosi reattiva e migliora il supporto trofico neuronale in un modello transgenico triplo della malattia di Alzheimer: prove in vitro e in vivo . ossido. Med. Cell Longev 2018, 4720532. doi: 10.1155/2018/4720532
[3] Sabbagh, MN (2009). Sviluppo di farmaci per l’Alzheimer: a che punto siamo e dove siamo diretti? Sono. J. Geriatr. Farmacotere 7, 167-185. doi: 10.1016/j.amjopharm.2009.06.003
[4]Neugroschl e Sano, 2010 =Neugroschl, J., Sano, M. (2010). Trattamento attuale e recente ricerca clinica nella malattia di Alzheimer. Monte Sinai J. Med. 77, 3-16. doi: 10.1002/msj.20165
[5]Martín-Moreno, AM, Reigada, D., Ramírez, BG, Mechoulam, R., Innamorato, N., Cuadrado, A., et al. (2011). Il cannabidiolo e altri cannabinoidi riducono l’attivazione della microglia in vitro e in vivo : rilevanza per la malattia di Alzheimer. Mol. Farmaco. 79, 964–973. doi: 10.1124/mol.111.071290
[6]Caspersen, C., Wang, N., Yao, J., Sosunov, A., Chen, X., Lustbader, JW, et al. (2005). Abeta mitocondriale: un potenziale punto focale per la disfunzione metabolica neuronale nella malattia di Alzheimer. FASEB J. 19, 2040-2041. doi: 10.1096/fj.05-3735fje
[7] Manczak, M., Anekonda, TS, Henson, E., Park, BS, Quinn, J., Reddy, PH (2006). I mitocondri sono un sito diretto di accumulo di A beta nei neuroni della malattia di Alzheimer: implicazioni per la generazione di radicali liberi e danno ossidativo nella progressione della malattia. Ronzio. Mol. Genet. 15, 1437–1449. doi: 10.1093/hmg/ddl066
[8] Libro, R., Diomede, F., Scionti, D., Piattelli, A., Grassi, G., Pollastro, F., et al. (2016). Il cannabidiolo modula l’espressione dei geni correlati alla malattia di Alzheimer nelle cellule staminali mesenchimali. Int. J. Mol. Sci. 18, E26. doi: 10.3390/ijms18010026
[9] Iuvone, T., Esposito, G., Esposito, R., Santamaria, R., Di Rosa, M., Izzo, AA (2004). Effetto neuroprotettivo del cannabidiolo, un componente non psicoattivo della Cannabis sativa, sulla tossicità indotta dall’amiloide-beta nelle cellule PC12. J. Neurochim. 89, 134–141. doi: 10.1111/j.1471-4159.2003.02327.x
[10] Esposito, G., De Filippis, D., Maiuri, MC, De Stefano, D., Carnuccio, R., Iuvone, T. (2006). Il cannabidiolo inibisce l’espressione della proteina inducibile dell’ossido nitrico sintasi e la produzione di ossido nitrico nei neuroni PC12 stimolati dall’amiloide-beta attraverso la chinasi p38 MAP e il coinvolgimento di NF-kappaB. Neurosci. Lett. 399, 91–95. doi: 10.1016/j.neulet.2006.01.047
[11]Esposito, G., Scuderi, C., Savani, C., Steardo, L., Jr., De Filippis, D., Cottone, P., et al. (2007). Il cannabidiolo in vivo attenua la neuroinfiammazione indotta dall’amiloide-beta sopprimendo l’espressione di IL-1beta e iNOS. fr. J. Pharmacol. 151, 1272-1279. doi: 10.1038/sj.bjp.0707337
[12] Esposito, G., Scuderi, C., Valenza, M., Togna, GI, Latina, V., De Filippis, D., et al. (2011). Il cannabidiolo riduce la neuroinfiammazione indotta da Aβ e promuove la neurogenesi dell’ippocampo attraverso il coinvolgimento di PPARγ. PloS One 6, e28668. doi: 10.1371/journal.pone.0028668
[13] Iuvone, T., Esposito, G., Esposito, R., Santamaria, R., Di Rosa, M., Izzo, AA (2004). Effetto neuroprotettivo del cannabidiolo, un componente non psicoattivo della Cannabis sativa, sulla tossicità indotta dall’amiloide-beta nelle cellule PC12. J. Neurochim. 89, 134–141. doi: 10.1111/j.1471-4159.2003.02327.x
[14] Esposito, G., De Filippis, D., Maiuri, MC, De Stefano, D., Carnuccio, R., Iuvone, T. (2006). Il cannabidiolo inibisce l’espressione della proteina inducibile dell’ossido nitrico sintasi e la produzione di ossido nitrico nei neuroni PC12 stimolati dall’amiloide-beta attraverso la chinasi p38 MAP e il coinvolgimento di NF-kappaB. Neurosci. Lett. 399, 91–95. doi: 10.1016/j.neulet.2006.01.047
[15]Iuvone, T., Esposito, G., Esposito, R., Santamaria, R., Di Rosa, M., Izzo, AA (2004). Effetto neuroprotettivo del cannabidiolo, un componente non psicoattivo della Cannabis sativa, sulla tossicità indotta dall’amiloide-beta nelle cellule PC12. J. Neurochim. 89, 134–141. doi: 10.1111/j.1471-4159.2003.02327.x