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CBD IN VETERINARIA

Il sistema endocannabinoide (ECS)  è un prodotto della selezione naturale ,sopravvissuto a millenni di evoluzione, che l’uomo condivide anche con il regno animale, ad eccezione degli insetti. E’ ovvio che un malfunzionamento del Sistema Endocannabinoide abbia conseguenze disastrose anche sull’organismo degli animali e che, l’impiego della cannabis, possa avere, anche per essi, un ruolo importante nel ripristino dell’omeostasi e del benessere. [1][2][3]
Confrontando la genetica dei recettori cannabinoidi in specie diverse, si stima che il Sistema Endocannabinoide si sia evoluto negli animali primitivi oltre 600 milioni di anni fa, probabilmente ancora prima della comparsa della cannabis sulla terra. Il Sistema Endocannabinoide è essenziale per la vita degli esseri viventi, dove svolge un ruolo omeostatico insostituibile, nell’adattamento ai cambiamenti ambientali.
La neuroscienziata Israeliana Ester Fride dimostrò che i topi cosiddetti “knockout”, ovvero con il Sistema Endocannabinoide bloccato, assomigliano ai bambini che soffrono di ritardo di crescita staturo-ponderale. Senza i recettori dei cannabinoidi i topi perdono vitalità e muoiono prematuramente. Senza il ECS la vita non sarebbe possibile [4]
La medicina veterinaria è in ritardo rispetto alla medicina umana per quanto riguarda l’uso della cannabis terapeutica e anche la letteratura è ancora insufficiente. La maggior parte degli studi riguardano il CBD,il cannabinoide ritenuto attualmente più sicuro nell’ambito veterinario.
Dagli Stati Uniti arrivano informazioni del suo utilizzo anche sugli animali da fattoria, come ad es. nei cavalli. Doug Kramer, veterinario di Los Angeles, ha promosso una campagna a favore della cannabis, in alternativa all’eutanasia, che sembrava l’unica possibilità per lenire le sofferenze degli animali domestici. Sembra che molti veterinari si siano ispirati alla sua esperienza e che oggi , in alcuni Paesi degli USA, sia in vigore una legge che permette la prescrizione di cannabinoidi anche psicoattivi, per migliorare la qualità della vita degli animali anziani o sofferenti per una patologia degenerativa, dolorosa o invalidante.
Anche se è ancora poco conosciuto dai veterinari, l’ uso della cannabis si sta diffondendo tra i proprietari di animali da compagnia e sembra con grande beneficio. Dalla condivisione di queste esperienze è scaturita una discreta aneddotica sia sui dosaggi che sugli utilizzi negli animali domestici. [5]
Esistono numerose pubblicazioni scientifiche riguardanti il ​​sistema endocannabinoide  in varie specie di animali da laboratorio, che supportano la sicurezza e il potenziale terapeutico della cannabis.
La ricerca si sta occupando anche della comprensione del ruolo che i recettori dei cannabinoidi svolgono nelle varie specie animali. Lo scopo è quello di comprenderne la similitudine con quelli umani e se sia possibile traslare direttamente agli animali le esperienze ottenute sull’uomo e viceversa. Un filone che, se venisse incoraggiato da una maggiore apertura delle leggi proibitive, andrebbe a beneficio di tutte le specie, compresa quella umana, alla ricerca di farmaci sempre più efficaci, specie per quelle patologie dove le risposte della scienza sono insufficienti: Alcuni studi si stanno occupando anche della possibilità di prevenire e trattare con la cannabis le patologie che l’animale trasmette all’uomo ( zoonosi) [6]
Le ricerche condotte nel tempo, hanno dimostrato inequivocabilmente che la cannabis possiede proprietà terapeutiche, che è sicura e che i benefici sono ampiamente maggiori dei rischi. E’ perciò che anche i veterinari si sono dimostrati interessati ad utilizzare l’olio di CBD su cani e gatti, visto che anche il loro sistema endocannabinoide risponde all’azione del cannabidiolo.
Il CBD in ambito veterinario è stato utilizzato con le stesse indicazioni per cui è usato per l’uomo e con la stessa versatilità: come antifiammatorio, nel trattamento del dolore cronico, esempio nell’artrosi dei cani anziani, come antiepilettico, come ansiolitico nella gestione di ansia e aggressività, come antidepressivo, nel recupero dell’appetito.
I tempi di risposta non sono uguali per tutti gli animali ed a volte il fitocomplesso, ben individuato con l’aiuto di in veterinario esperto, sembra essere più utile del CBD puro.
Anche i tempi di impiego sono lunghi, ma i risultati sembrano sorprendenti.
Per quanto riguarda le avvertenze, la maggior parte degli studi sconsiglia il THC nei cani, che possono andare facilmente incontro ad eventi avversi gravi o mortali, probabilmente a causa della presenza di un numero maggiore di recettori endocannabinoidi. Secondo altre esperienze bisogna semplicemente evitare un’assunzione eccessiva di THC, cosa che potrebbe essere dannosa anche per i gatti.[7]
In realtà anche un sovradosaggio di CBD può indurre sia nei cani che nei gatti effetti avversi, che possono durare da alcune ore ad un paio di giorni, a seconda del CBD in eccesso, somministrato.[6] Gli effetti collaterali da sovradosaggio consistono generalmente in inappetenza, sonnolenza, disturbi dell’equilibrio e raramente vomito e prurito. Anche l’olio non specificamente studiato per gli animali sotto il profilo del contenuto terpenico, potrebbe causare reazioni allergiche.[6]
Se si seguono le indicazioni date dal veterinario esperto, difficilmente si riscontrano rischi, purtroppo però sono ancora pochi i veterinari che conoscono l’uso della cannabis e non si ha ancora a disposizione una raccolta di studi e ricerche da cui estrapolare tabelle sulle dosi in base al peso dell’animale ed alla patologia da trattare.
Alla mancanza di tali supporti suppliscono i forum on-line, sempre più numerosi nel mondo, in cui qualunque proprietario di animale domestico discute di tali argomenti, dimostrando una competenza superiore a quella della maggior parte dei veterinari.
L’esperienza dei proprietari degli animali, ma anche le indicazioni dei pochi veterinari che prescrivono la cannabis, ci dicono di somministrarla con prudenza, gradualmente per scoprire tempestivamente gli effetti collaterali e di intervenire con la sospensione immediata e temporanea del trattamento.
Se si inizia progressivamente, gli effetti collaterali in cani e gatti, sono scarsi o nulli e se si sospetta una reazione, basta sospendere immediatamente e temporaneamente la somministrazione per poi riprenderla alla dose adeguata alla risposta del proprio animale.
Il CBD per via orale, viene somministrato come estratto oleoso direttamente in bocca con un contagocce o con una siringa oppure mescolato al boccone di cibo e, se non si riesce, come estrema opzione, nella ciotola dell’acqua.
In caso di dermatiti, eruzioni cutanee, piaghe e ferite il CBD si somministra come unguento per uso locale.
La regola che viene spesso suggerita dai veterinari, al momento, è di somministrare una goccia di olio al 5% ( 2mg di CBD per goccia), ogni 4,5 kg di peso dell’animale una volta o due al giorno, scegliendo i quantitativi caso per caso. Sarebbe opportuno, pertanto, cercare un veterinario esperto in materia, per un consulto, soprattutto quando l’animale soffre di patologie dolorose e degenerative e si vorrebbe dalla cannabis una risposta non solo sintomatica.
Dall’esperienza aneddotica dei proprietari degli animali si evince il seguente uso empirico, ricordando sempre che anche un sovradosaggio di CBD può causare effetti indesiderati:

  • Iniziare con una goccia di CBD per ogni 4,5 kg di peso, una sola volta al giorno.
  • Continuare con lo stesso dosaggio per una settimana.
  • Aumentare il dosaggio a due volte al giorno.
  • Continuare con lo stesso dosaggio per una settimana.
  • Aumentare a 3 volte al giorno e mantenere costante per una settimana.

Si può continuare con questo schema  modificare la frequenza di somministrazione, ma lasciando invariate il numero di gocce, per poter tenere sotto controllo le reazioni e intervenire tempestivamente ed efficacemente, se necessario. Si segue lo schema fino al raggiungimento dei benefici sulla salute e sull’umore, ma tenendo monitarati i segnali degli effetti collaterali.
È molto importante che l’olio di CBD che acquistato, sia privo di THC, estratto da cannabis biologica e che sia privo di muffe, pesticidi, e metalli pesanti, che potrebbero risultare fatali per i nostri animali.


[1]Luciano De Petrocellis, Maria Grazia Cascio,  Vincenzo Di Marzo. The endocannabinoid system: a general view and latest additions

[2]McPartland, M, Guy G. “The evolution of Cannabis and coevolution with the cannabinoid receptor – a hypothesis,”[3] Guy, et al, eds., The Medicinal Uses of Cannabinoids;
and McPartland JM et al. “Evolutionary origins of the endocannabinoid system,” Gene. 2006;370:64-74.cPartland et al. 2006).
[4]Zimmer, Andreas, et al.“Increased mortality, hypoactivity, and hypoalgesia in cannabinoid CB1 receptor knockout mice.”
[5]Canadian dog owners’ use and perceptions of cannabis productsLori R Kogan 1, Peter W Hellyer 1, Sarah Silcox 1, Regina Schoenfeld-Tacher 1
[6]Cannabis, One Health, and Veterinary Medicine: Cannabinoids’ Role in Public Health, Food Safety, and Translational Medicine Sivan Ritter, D.V.M., B.A.,1,* Lilach Zadik-Weiss, M.V.P.H., D.V.M., B.Sc.Ag., L.L.B.,2 Osnat Almogi-Hazan, Ph.D.,3 and Reuven Or, M.D.3
[7]Pharmacokinetics of cannabidiol in dogs E Samara 1, M Bialer, R Mechoulam
Altri articoli utili da consultare
⦁ Hill, K., Palastro, M., Johnson, B. and Ditre, J. (2017). Cannabis and Pain: A Clinical Review. Cannabis and Cannabinoid Research, 2(1), pp.96-104.
⦁ Crippa, J., Derenusson, G., Ferrari, T., Wichert-Ana, L., Duran, F., Martin-Santos, R., Simões, M., Bhattacharyya, S., Fusar-Poli, P., Atakan, Z., Filho, A., Freitas-Ferrari, M., McGuire, P., Zuardi, A., Busatto, G. and Hallak, J. (2010). Neural basis of anxiolytic effects of cannabidiol (CBD) in generalized social anxiety disorder: a preliminary report. Journal of Psychopharmacology, 25(1), pp.121-130.
⦁ Lukhele, S. and Motadi, L. (2016). Cannabidiol rather than Cannabis sativa extracts inhibit cell growth and induce apoptosis in cervical cancer cells. BMC Complementary and Alternative Medicine, 16(1).
⦁ CARLINI, E. and CUNHA, J. (1981). Hypnotic and Antiepileptic Effects of Cannabidiol. The Journal of Clinical Pharmacology, 21(S1), pp.417S-427S.
⦁ Xiong, W., Cui, T., Cheng, K., Yang, F., Chen, S., Willenbring, D., Guan, Y., Pan, H., Ren, K., Xu, Y. and Zhang, L. (2012). Cannabinoids suppress inflammatory and neuropathic pain by targeting α3 glycine receptors. The Journal of Experimental Medicine, 209(6), pp.1121-1134.
⦁ National Cancer Institute. (2019). Cannabis and Cannabinoids (PDQ®)–Health Professional Version. [online] Available at: https://www.cancer.gov/about-cancer/treatment/cam/hp/cannabis-pdq#section/all